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UN PO' DI STORIA

BREVE STORIA DELL'ETICHETTA DEL VINO



L
'etichetta da vino non ha un compito facile perché essa sa di essere una testimonianza di costume e di attività umane, sa anche di essere il riconoscimento di una bevanda speciale, il vino, che a sua volta è portatore di una mitologia, garante di un passato, erede di una cultura. E' quindi un fardello non indifferente il suo, su cui gravano, da alcuni decenni, tutti i vincoli e gli obblighi di una legislazione che le impone una lunga serie di indicazioni. Ha un compito non facile perché l'etichetta ha una origine antica, un'eredità importante di una tradizione da tramandare.

L'etichetta del vino è molto più antica di quanto si creda comunemente, anche se riguardo all'antichità è più corretto parlare di "incisioni" più che di etichette. Dette incisioni venivano praticate sulle anfore di terracotta che i romani usavano come recipienti per il vino.

I principali studiosi dell'argomento indicano come prima "etichetta" l'iscrizione rinvenuta su un'anfora in cotto di epoca romana risalente con ogni probabilità al 51 d.C. perché vi si legge la seguente didascalia: "Vesvini/Imp-Vesp-C° S" ovvero, a detta degli esperti, "vino del Vesuvio, imperatore Vespasiano console". Su un'altra anfora è rinvenuta la dicitura "Lun-Vet/A-III-R/X/M/Valeri Abinnerici/Cornelia", ovvero "Luna Vecchia, di anni tre, rosso, prodotto da Valerio Abinnerico e Cornelia".

Dalla Gallia poco tempo dopo giunsero le botti, divenute poi patrimonio di monasteri e castelli soprattutto nel Medioevo. Anche in questo caso per etichettarle era sufficiente scrivere sul fondo di legno quanto occorreva sapere.

Con il metodo dell'incisione o dell'iscrizione su botte si arrivò fino al Seicento, epoca nella quale si affermò l'uso della bottiglia di vetro divenuta nel frattempo meno rara e costosa. Dobbiamo ringraziare il monaco benedettino Dom Perignon, il quale, mettendo a punto il suo metodo Champenoise, consentì alla bottiglia e al tappo di sughero di entrare da dominatori nel mondo dell'enologia, ma anche all'etichetta, perché, essendo tutte uguali le bottiglie di Champagne andavano contrassegnate con l'indicazione dell'annata, della provenienza e della qualità.

Si ricorse perciò a una piccola targhetta di legno o a una pergamena arrotolata tenute legate al collo della bottiglia con un pezzo di spago. Rimangono testimonianze di etichette stampate a torchio datate alla metà del Settecento della ditta Claud Moet (oggi Moet Chandon), oppure l'etichetta tedesca di Rudsheimer Berg della Dilthey Sahl.

La svolta si ebbe nel 1796 quando il cecoslovacco Aloys Senefelder inventò la litografia: era sufficiente disegnare il bozzetto da produrre su una pietra, far passare sopra quest'ultima il rullo inchiostrato e il gioco era fatto; in poco tempo si potevano ottenere copie e copie della medesima etichetta.

Nel frattempo la nascita dell'industria del vetro e l'incremento dei trasporti a lungo percorso fecero aumentare la richiesta di bottiglie e la produzione del vino divenne non più prerogativa del piccolo artigiano, ma interessò la nascente industria e l'imbottigliatore dovette quindi garantire l'acquirente etichettando la bottiglia.

All'inizio si trattò di etichette generiche che indicavano esclusivamente il nome del vino, tracciato quasi esclusivamente nel classico stile iglese del Bodoni o in gotico, impresso su rettangoli di carta molto ornati e sui quali il produttore o il mercante aggiungeva il proprio nome e l'annata.

Man mano che si andavano perfezionando le nuove tecniche di stampa, dalla litografia alla calcografia, le etichette, che in qualche modo ne testimoniamo lo sviluppo, si andarono perfezionando e divennero sempre più richieste, tanto da indurre artigiani e pittori a dar loro una veste artistica.

In Italia le etichette più antiche sono di produttori piemontesi, fornitori della casa Savoia e di produttori siciliani. Le etichette italiane del XIX secolo non risaltano la qualità del vino ma concedono ampio spazio alla fantasia e traggono spunto dalla vita contadina o dall'araldica, riproducendo stemmi o medaglie appartenenti alle famiglie produttrici.

Con il passare degli anni, infatti, l'orgoglio dei produttori va sempre più aumentando, ed essi desiderano vantare etichette che mettano in bella mostra menzioni d'onore, trofei e targhe. Anche in commemorazioni di grandi eventi vengono stampate etichette per decorare le bottiglie dedicate a grandi personaggi o avvenimenti importanti.

All'inizio del nostro secolo appaiono le etichette decorate, i paesaggi, i personaggi pittoreschi o faunistici, ai quali il decoro della Belle Epoque porta la sua ricchezza ornamentale. Questo almeno fino al 1950, anni in cui la legge impone un'etichetta più pedante, didascalica, ciò dovuto alla regolamentazione comunitaria che ha fissato in termini inderogabili le prescrizioni obbligatorie per tutti i tipi di vino.

In definitiva l'etichetta del vino deve rispondere alle richieste di mercato, deve indicare le caratteristiche del vino, deve alludere e promettere, deve illustrare il sapore del vino e della sua terra di origine.




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